Luoghi del cinema: a Cefalù il primo ciak di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore

Cefalù ha offerto il suo fascino per le riprese di diversi film. La perla normanna è una scelta naturale come set cinematografico, per la magia della trama urbana e della cornice ambientale. Difficile trovare qualcosa di meglio in Sicilia.

Fra i registi che, per le loro opere, hanno scelto la splendida località balneare sul Tirreno c’è anche un Premio Oscar: il bagherese Giuseppe Tornatore, con Nuovo Cinema Paradiso. L’elenco è però più lungo:

– Vacanze d’amore di Jean-Paul Le Chanois (1955)
– A ciascuno il suo di Elio Petri (1967)
– Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1989)
– Mario e il mago di Klaus Maria Brandauer (1994)
– Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio (2005)

Alla scoperta di Cefalù

In questa località si ha la certezza di una presenza umana che risale a un’epoca remota, come testimoniano i graffiti di origine preistorica rinvenuti nelle grotte della Rocca. A un periodo pre-ellenico (V secolo a.C.) sono ascrivibili il tempio megalitico dedicato a Diana e la cinta muraria che abbraccia il promontorio. Difficile attribuire una datazione sicura alla città, sulle cui origini gli studiosi non hanno trovato l’unanime consenso. Una delle ipotesi più accreditate è che Cefalù sia nata per mano dei Fenici, attratti dalla collocazione strategica e dal fascino del suo ambiente.

La stessa poesia naturalistica rapisce ancora oggi quanti raggiungono la perla del Tirreno, incastonata in uno scenario da cartolina. Fare una passeggiata nelle sue strade consente di respirare le emozioni di culture diverse, grazie ai segni delle tante dominazioni che si sono alternate nel tempo. Il nome di battesimo deriva probabilmente dal termine Kefaloidon. L’appellativo, dovuto alla forma a capo della rocca, venne dato nel IV secolo dai Greci, prima dell’avvento dei Siracusani e dei Romani, che vi giunsero rispettivamente nel 307 e nel 254 avanti Cristo. Durante il periodo bizantino il nucleo abitato si spostò verso il rilievo, dove nacquero strutture di servizio e opere di fortificazione. Poi venne il turno degli arabi, che acquisirono il controllo dell’area nell’857 e la battezzarono Gafludi.

La loro fase storica, pur nella sua estensione temporale, non gode di sufficiente materiale illustrativo. Ciò impedisce un focus preciso e puntuale, che aiuti a dipingerne i dettagli. Dopo iniziò il ciclo normanno, le cui origini risalgono alla conquista del sito da parte del conte Ruggero, avvenuta nel 1063. Al figlio di questo, Ruggero II, va il merito del recupero di un grande fulgore culturale e religioso, assecondato dalla nascita di nuovi templi Cristiani, come la chiesa di San Giorgio (1929) e la Cattedrale (1131). Nella struttura di questa gemma (voluta dal sovrano per sciogliere il voto fatto al Santissimo Salvatore in occasione del suo salvataggio in mare) si legge un miscuglio di influssi artistici, che ne esaltano la bellezza, rendendo più intrigante l’impatto scenico. La sua costruzione fu assai movimentata, con continui aggiornamenti in corso d’opera.

All’interno spiccano i mosaici dell’abside (1148), la croce lignea di Guglielmo da Pesaro (XV secolo), gli stucchi barocchi di Scipione Li Volsi (1650), le pitture di Antonello Gagini e Ignazio Bongiovanni. La collocazione alla base della rocca regala una gradevole sorpresa agli occhi dei turisti. Quanti raggiungono la piazza antistante vengono rapiti dal bombardamento di emozioni che il gioiello architettonico regala agli osservatori, estasiati dal suo splendore, denso di stile e spiritualità. Il corpo centrale è affiancato da due torri con apice diverso, piccolo segno delle molte etnie che si sono alternate alla guida della città. Una tendenza che si è ripetuta negli anni successivi. Di epoca normanna sono pure il lavatoio, l’Osterio Magno, la chiesa di San Giorgio e il chiostro della Cattedrale. Quest’ultimo, riportato all’antico splendore, è ora fruibile dai visitatori, che possono ammirarne le colonne binate con capitelli figurati di aulica fattura.

Al 1348 risale l’arrivo dei Chiaramonte, poi rimpiazzati dai Ventimiglia, conti di Geraci Siculo, la cui influenza si estese al territorio cefaludese, prima del riscatto del Vescovo Sarzana, che ricomprò l’area nel 1451, togliendola ai vecchi feudatari. Fu l’avvio di una fase non particolarmente fruttuosa, anche se animata da buoni propositi. Le difficoltà erano la conseguenza del disinteresse del governo centrale. Dopo l’avvento del Regno d’Italia la cittadina normanna riscoprì quel fermento culturale e artistico che le era appartenuto nelle epoche più felici. Il merito di questo rinnovato dinamismo va attribuito ad Enrico Piraino di Mandralisca al quale si deve, fra l’altro, la nascita del museo a lui dedicato.

Nella pinacoteca campeggia in bella vista il “Ritratto d’Uomo” di Antonello da Messina, insieme a un ricco assortimento di altre opere. Tra gli edifici di culto cefaludesi meritano di essere menzionate le chiese di San Giorgio, dell’Annunziata, della Madonna della Catena e di San Sebastiano o del Purgatorio, che si raggiunge attraverso l’arteria più nobile del nucleo storico. La sua splendida facciata fu completata nel 1668. Di grande interesse il palazzo vescovile, con l’annesso seminario. Ormai prossima l’apertura del Teatro Comunale, di proprietà dei baroni di Bordonaro, la cui storia travagliata si è forse conclusa con i recenti lavori di restauro.

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